Salta al contenuto principale

Ripensare Sovranità e Resilienza del Cloud

·10 minuti
Michele Brusoni
Autore
Michele Brusoni
La Guerra Colpisce il Cloud - Questo articolo fa parte di una serie.
Parte 3: Questo articolo

Dopo tutta la descrizione del contesto e della sequenza di eventi, credo che sia necessario fare un ragionamento. Un ragionamento su come credo debba evolvere l’approccio di noi tecnici, informatici, architect o simili, alla realizzazione delle soluzioni, ma al contempo su come debba cambiare la visione del mondo IT, sia da parte di solution architect che di manager o c-level.

Vedo ancora moltissime persone partecipare alla faida cloud vs on prem. Mi sembra però, anche alla luce di questo bombardamento, che sia diventata oramai stantia e sterile. Il punto è che le infrastrutture informatiche, comunque e dovunque esse siano, sono diventate essenziali nella società moderna da molti anni, e in quanto tali facili bersagli in caso di guerra. Di più: bersagli ovvi, al pari di raffinerie di carburante, di interscambi ferroviari, di centri logistici. Anche le migliori policy di sicurezza fisica e informatica applicate dal più ligio degli hyperscaler sono pensate per situazioni civili, dove il pericolo più grande è probabilmente un attacco terroristico. Ma qui siamo oltre i pericoli standard, siamo in teatro di guerra, stiamo parlando di droni, missili, bombe.

L’Iran ha dichiarato (ufficialmente!) come bersagli leciti praticamente tutti gli hyperscaler cloud in zona (AWS, Azure, GCP, Oracle, IBM, …) e gli USA hanno tra le prime cose colpito centri di comando e comunicazione iraniani. L’Ucraina colpisce i datacenter russi, la Russia quelli ucraini.

Quando da più giovane ho scoperto il concetto di region con 3 Availability Zone, di servizi con bilanciamento del carico automatico su 3 datacenter, container con autorecovery, da sistemista novellino che impazziva sul modo migliore per fare un Disaster Recovery vagamente funzionante, l’ho trovato stupefacente, la soluzione a praticamente tutti i problemi informatici che potevo pensare! E per quasi 15 anni è stato così in effetti. Fino a febbraio, quando una giornata di bombardamenti da parte di una nazione, con un apparato militare di tutto rispetto ma sicuramente non una superpotenza, ha dimostrato che non era più vero, che esistono casi in cui non è neanche lontanamente sufficiente, ha mostrato l’incredibile (ma inevitabile) fragilità di questo sistema di fronte ad un attacco fisico frontale e mirato.

Personalmente credo che a peggiorare la situazione ci sia da diversi anni la tendenza, presente in moltissimi (ma significativamente non tutti) stati e a parer mio per la maggior parte mal direzionata, a preferire o imporre la residenza sul territorio nazionale di dati e servizi necessari allo stato. Porto alcuni casi a puro titolo di esempio, e mi perdoneranno i legislatori per le mie inevitabili imprecisioni:

Per quanto comprenda la necessità di impedire a chicchessia di utilizzare i dati dei propri cittadini, ritengo la risposta degli stati a imporre residenza per alcuni tipi di servizio semplicemente errata. Il problema alla base è assicurare il controllo e la proprietà dei dati e servizi e la residenza da questo punto di vista, non è né necessaria né sufficiente per risolverlo. Il che ovviamente non vuol dire che si possano mettere i dati e i servizi ovunque (credo fermamente che non sia una buona idea per gli USA mettere i propri dati e servizi in Cina), semplicemente che non è necessario posizionare dati e servizi critici nel proprio territorio nazionale. Provo ad argomentare.

Credo che ci siano nel mondo attuale due diverse necessità da questo punto di vista:

  • la protezione dei propri dati e servizi critici (anche da interferenze straniere)
  • la necessità di fornire servizi essenziali di natura informatica o per cui l’informatica è una componente ormai indispensabile (sanità, pubblica amministrazione, pagamenti, comunicazione per fare alcuni esempi)

Le soluzioni adottate da ogni stato DEVONO risolvere entrambi questi problemi.

Imporre o preferire la residenza nel proprio territorio nazionale si porta dietro due ovvi fattori aggiuntivi da considerare: la dimensione e la posizione dello stato.

Per stati come UAE, relativamente piccoli e in zone ad alto rischio di combattimento, imporre la residenza del dato significa mettersi inutilmente a rischio in caso di guerra. I datacenter sono bersagli, e se vengono colpiti i servizi si spengono o smettono di funzionare, e con loro una parte significativa dello stato.

L’unica soluzione che vedo per questo tipo di problema, almeno quando si parla di infrastrutture civili, è distribuire a livello geografico dati e servizi, possibilmente con autorecovery: solo in questo modo è possibile garantire vera continuità a servizi critici (sto parlando di comunicazione, sanità, pagamenti, per fare degli esempi). Personalmente, credo che sia molto più semplice da ottenere utilizzando un servizio in modalità “cloud” in senso lato, ma ho visto aziende prendere server fisici in giro per il mondo e realizzare la stessa cosa, e va benissimo. Il punto è avere il servizio distribuito, in più stati, in più continenti. Un solo datacenter e anche una sola region, quando si parla di servizi critici, non sono più sufficienti.

Andiamo ancora oltre: esistono già realtà e stati che per necessità stanno seguendo e sperimentando strade più corrette (almeno a parer mio):

Questi approcci vanno a parer mio in una direzione più corretta: risolvono il punto della protezione tramite mezzi tecnici (non li ho citati, ma ovviamente tutto è sempre legato a cifrature e standard di sicurezza coi più alti livelli) e strumenti legali, non imponendo e limitando la posizione dei server fisici in un posto preciso. E, di conseguenza, per il punto dell’erogazione di servizi essenziali, aprono a quella che credo sia la soluzione migliore, cioè la ridondanza geografica, particolarmente utile per stati con superficie relativamente piccola (appunto UAE, ma anche Italia e Francia al giorno d’oggi) e per resistere anche in casi estremi e in teatri di guerra.

Tornando alla ridondanza geografica, tutte le dinamiche di bilanciamento a seconda della latenza o dell’origine geografica comunemente presenti nelle Content Delivery Network (CDN), il passaggio di mentalità nei software in generale da “pet” a “cattle” e più in particolare la trasformazione da server a container e funzioni (entrambe le cose in corso ormai da diversi anni), il mio acerrimo nemico kubernetes con cluster api o anche solo rancher, la tecnologia SASE e in generale tutte le forme di VPN distribuita, il concetto stesso di cloud e di hyperscaler, anche (perdonatemi se accenno solo a questo tema di dimensione galattica) le costellazioni di satelliti di comunicazione e le sperimentazioni di datacenter in orbita bassa, sono tutti piccoli pezzi (che qui ho solo accennato) che da anni vanno nella stessa direzione: rendere sempre più disponibile a tutti in formato sempre più standard la possibilità di esporre il proprio servizio con ridondanza geografica (e, secondo me, a breve anche spaziale) a costi relativamente bassi e comunque sempre discendenti.

Perdonate questo accenno di futurologia, sicuramente invecchierà malissimo. Tuttavia è la mia riflessione attuale, sulla base di quel che so ora. E perdonatemi anche tutto il tomo legale, anche se solo a un livello base ho pensato fosse non solo utile ma necessario per portare avanti il ragionamento.

Qui finisce questo lungo articolo. Ho cercato di essere il più completo e preciso possibile; dall’altro lato l’ambito è vastissimo e in continua evoluzione, e una sola piccola svista può invalidare tutto il ragionamento. Spero che sia stato in qualche modo utile per capire un po’ meglio una piccola parte di questo mondo. Per me, lo è stato sicuramente.

Chiudo, ma prima vi lascio i miei dubbi attuali:

  • Quanto può essere o diventare semplice ed economica la ridondanza a livello geografico? Anche da questo dipenderà la diffusione di questa pratica.
  • Tutta la nostra informatica attuale, ovviamente semplificando moltissimo, mi sembra che sia una serie di evoluzioni e sovrastrutture alla comunicazione punto-punto, con sistemi sempre più elaborati per scegliere il punto: incontreremo un muro?
  • Obiettivamente, non tutti i sistemi, statali e privati, sono essenziali e hanno quindi bisogno della ridondanza geografica di cui sto parlando. Quali lo sono? Quali lo diventeranno?

Un breve spazio per evoluzioni interessanti avvenute dopo la scrittura dell’articolo

La Guerra Colpisce il Cloud - Questo articolo fa parte di una serie.
Parte 3: Questo articolo